Nel centro storico di Morolo sono dislocate opere di arte contemporanea realizzate nel 1994 nel corso del decimo “Incontro Giovani Artisti” dedicato a “Lo spazio evocato”. Per l’occasione è stato effettuato un gemellaggio con la cittadina catalana di Besalù in accordo con l’Amministrazione provinciale e comunale. Le opere sono il frutto dell’estro artistico di giovani italiani e catalani. L’obiettivo era quello di realizzare una mostra permanente a cielo aperto, che fosse fruibile da tutti i cittadini senza doversi recare nei luoghi espositivi canonici. Molte delle opere sono ancora presenti e ben visibili tra i vicoli e nelle piazze e sono diventate parte integrante del tessuto urbano di Morolo.

Lungo via Roma è presente l’opera del catalano Pep Camps che rappresenta un trapezio in acciaio, sospeso tra due palazzi. La stessa installazione si trova a Santa Pau, cittadina catalana idealmente unita da questa pera a Morolo.

In via Marcantonio Ridolfi, nel quartiere San Pietro, è presente la scultura di Anna Manella: è formata da una serie di impronte di piedi in bronzo posizionati in circolo. Il significato dell’opera è forse legata al gioco dei bambini, al girotondo e rappresenta “una passeggiata senza inizio né fine, come la supposta incapacità degli esseri umani di cambiare il corso della loro storia, fatta di crudeltà, guerre, intolleranza…”

L’opera di Carlo De Meo è situata sulla facciata di una casa nei pressi de “i supporto”. La posizione dei due tubi alti circa 9 metri la fanno assomigliare a un originale e smisurato orologio solare. La posizione, in un vicolo buio e chiuso, conferiscono all’opera una grandezza minacciosa per lo spettatore.

Mario Fiaschetti, artista morolano, ha scelto di posizionare la sua opera lungo via G. Marconi, a ridosso della chiesa sconsacrata di San Rocco e Sebastiano. Ha utilizzato la tecnica del murale e nei suoi “quadri” ha rappresentato un abbraccio, un anziano che riposa su una panchina, un gruppetto di adolescenti e l’abbraccio tra due ragazzi, uno israeliano e uno palestinese. Il murale è la sintesi di sentimenti quali l’amore, l’amicizia e la solidarietà che sono alla base della nostra società.

Presso Piazza E. Biondi, nel Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, Giuliano Giuliani ha posizionato un blocco di travertino svuotato. Le pareti esterne sono solcate da diverse fratture. L’opera e la posizione richiamano il rapporto tra la vita e la morte: ha “una forma simile a una chiesa sventrata”, all’interno dell’opera però zampilla un filo d’acqua, segno della vita che continua.

Presso vicolo Scosceso, nel quartiere San Pietro, è posizionata l’opera di Vincenzo Ludovici: all’interno di un piccolo giardino si sviluppano le curve di ferro che danno l’idea di un gioco tra gli altri giochi utilizzabili dai bambini.

Lungo la strada che porta al vecchio castello dei Colonna, all’interno di una torre parzialmente diroccata, è presente l’installazione di Franco Marocco, intitolata “Il contenitore del gran segreto”. L’opera, alta circa 4 metri e utilizzata anche come raccolta di acqua piovana, è parzialmente nascosta all’interno della torre e, dall’esterno, è visibile solo la base attraverso il cancelletto; il resto può essere solo immaginato dagli spettatori e contemplato dagli uccelli che possono poggiarvisi sopra.

Maria Pennacchia ha collocato la sua opera presso la passeggiata di Sant’Antonio. È formata da due pannelli posti all’interno di un’edicola ricavata all’interno del muro. La parte inferiore sembra ricostruire una parete di pietra, la parte superiore rappresenta la linea dell’orizzonte stilizzata con cui l’artista ha voluto ricostruire il panorama che si ammira proprio dalla terrazza di Sant’Antonio.

La vecchia Aula consiliare, situata all’interno del Municipio, è stata decorata dall’artista Fausto Roma che richiama la distruzione della città volsca di Ecetra ad opera delle legioni romane. L’opera è composta da quattro quadri: nel primo la scritta ECETRA è situata nel mezzo di elmi e lance dei legionari romani; nel secondo sono rappresentati i merli a coda di rondine che richiamano l’antico castello medievale di Morolo; nel terzo le truppe ricordano la distruzione di Morolo nel 1216 e sono rappresentati gli archi propri dei portali delle case di Morolo, simbolo della ricostruzione; il quarto è dedicato a E. Biondi.

In via dei Gelsi è situato un cubo realizzato in ferro e vetro antisfondamento da Domenico Rossi che all’origine conteneva una piramide in cera a base quadrata e alla base della figura geometrica c’è una sfera in ferro parzialmente coperta dalla cera. Dell’opera, appesa a una torre parzialmente diroccata, oggi è rimasto solo uno strato di cera sciolta.  Nell’intenzione dell’artista c’era proprio la contrapposizione tra la stabilità del ferro e la possibilità di trasformazione della cera legata a fattori climatici esterni.

Ancora nel quartiere San Pietro è situata l’opera di Claudio Pieroni: essa rappresenta un’aiuola rettangolare costruita in laterizio e coperta da una gabbia di ferro. È quasi un compromesso tra arte e arredo urbano. La “serra” è nei fatti inaccessibile, non è possibile inserire altre piante o rimuovere la terra; l’innaffiatura è possibile solo dall’alto o con l’acqua piovana.

Fuori dal centro storico, presso la fontana della Trolla, vicino all’antico lavatoio, si trova l’opera di Santiago Planella. Nel costruirla egli ha eliminato il roveto e ha recuperato uno spazio del giardino altrimenti abbandonato. Qui ha scavato un canale che ha foderato con mattoncini in cotto. Il canale forma la scritta “SENTI”. L’artista dice della sua opera: “Nel passare dell’acqua all’interno dei canali scrivendo la parola “senti” c’è l’intenzione di far parlare la natura con i suoi propri elementi e risorse, però utilizzando il nostro linguaggio”.