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Il monumento dei caduti della grande guerra del 1915 – 1918 è posizionato in una piccola oasi rupestre ai piedi delle mura antiche del castello. Come nessun altro monumento, se non pochi hanno tale riservatezza; lì si può meditare con attenzione ciò che veramente rappresenta tale architettura e scultura commemorativa. L’area verde è recintata e ci si accede tramite una scala e un cancello.

Il monumento è formato da tre lapidi commemorative in travertino e sul prospetto sono riportate le iscrizioni delle date e i nomi dei caduti. Le lapidi sorgono verticali su una base e sono addossate sullo sperone di una roccia.

Sulla superficie centrale del monumento sono presenti in maniera speculare due teste di soldato realizzate in altorilievo e con la tecnica del bronzo. Le due sculture di soldato sono raffigurate con espressione austera e conferiscono al monumento un forte pathos.

In basso a destra sulla lapide centrale è incisa la firma dell’artista Enrico Martini e la data "Roma 1936", data presunta della realizzazione del monumento, mentre le due lapidi laterali riportano la data 1940-1945 e, quindi, successive alla data della presentazione del Martini. Questo fa pensare che le lapidi sono state aggiunte successivamente per commemorare altri soldati caduti nella seconda guerra mondiale.

Visto lo stile della composizione non si esclude che siano state commissionate per il progetto di sistemazione allo stesso Martini ancora in vita.

Sulla parte superiore del monumento sono raffigurate foglie di quercia insieme con una corona simbolica di bronzo. Sono, altresì, presenti bombe, a sottolineare la drammaticità dell’evento, poste lateralmente al monumento e all’ingresso del giardino.

Cenni storici e biografia dell’artista

Il monumento dedicato ai caduti è stato realizzato nel 1936 da Enrico Martini, scultore nato a Morolo il 06 novembre 1898. Allievo di Ernesto Biondi, frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma (San Luca). Autore dei monumenti ai caduti di Sutri e di Segni, è presente nel 1934 alla IV Sindacale fascista del Lazio con “Testa di ragazzo” e nel 1935 alla II Quadriennale romana con “Donna sdraiata”. Nel 1936 e nel 1938 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1940 alla IX Mostra del Sindacato con tre opere. Nel  1953 espone, alla Mostra dell’Arte nella Vita del Mezzogiorno d’Italia, tre sculture. Presente pure alla VII e VIII Quadriennale Romana; al Foro Italico è presente una sua scultura raffigurante la provincia di Frosinone. È l’autore del Volo di Rondini collocato nel giardino dell’ospedale di Latina; fu, inoltre, attivo esecutore di busti. È morto a Roma nel 1973 e fu sepolto, probabilmente, nella Tomba del cimitero di Morolo. La tomba è stata ornata da lui stesso con ritratto su medaglione della moglie Elisabetta Sternet  (Soest  1897 – Roma 1970) in Martini e la figura di un angelo, ambedue in bronzo.

 

A cura di Mario Fiaschetti